Risultati

Obiettivi principali della rete di cooperazione sono stati il collaudo, il trasferimento e la diffusione di ricerche effettuate a suo tempo dall’ITES e all’interno di un progetto svolto ai sensi del PRAI. Di seguito vengono sintetizzati i risultati ottenuti con le attività di progetto in funzione degli obiettivi prefissati per ciascuna tematica.

1) Piante innestate. Il corpo riproduttivo in agronomia è uno dei fattori della produzione e la sua scelta condiziona il successo di una coltura. E’ stato confermato come l’utilizzo di piante innestate possa offrire al produttore la possibilità di avere piante resistenti alle fitopatie soprattutto quelle di natura fungina. Il maggiore costo per singola piantina è ampiamente ripagato dal minor grado di infestazione e dalla maggiore vigoria delle piante che risultano, anche in assenza di malattie, sempre di gran lunga più produttive di quelle non innestate.

2) Concimazione con piante biocide. Una delle problematiche più sentite nel settore delle produzioni in serra è quella del rispetto dell’ambiente. L’utilizzo di piante biocide permette di effettuare una concimazione di fondo fornendo, nel contempo, al terreno delle sostanze biocide e repellenti che, associate alla solarizzazione, consentono di sostituire efficacemente i trattamenti chimici di sterilizzazione del terreno con notevoli benefici per l’ambiente, inteso quest’ultimo come atmosfera, terreni, falde idriche, nonché gli operatori agricoli (che spesso sono i primi a essere sottoposti a sostanze nocive) e, infine, i consumatori. Con la piattaforma dimostrativa sita presso l’azienda Piombo, dopo numerose esperienze effettuate negli anni, si è individuata come migliore e ottimale soluzione quella di effettuare la semina e, quindi, coltivazione della pianta biocida (in questo caso il Rafano) direttamente all’interno della serra, effettuando successivamente il sovescio. In tal modo si ha una riduzione dei costi rispetto alla coltivazione in pieno campo che prevedeva, come era stato effettuato in precedenti ricerche effettuate con l’ITES, la falciatura, la trinciatura e la successiva distribuzione in serra.

3) Copertura con Patilite. I principali problemi riguardanti le plastiche di copertura delle serre riguardano le caratteristiche ottiche, la condensa, la resistenza meccanica, la durata e lo smaltimento. Nel corso del progetto è stato confermato come il Patilite risponda alle principali esigenze di una moderna agricoltura. E’ un materiale molto resistente, adattabile alla messa in opera anche su serre di tipo tradizionale (ossia con paletti in calcestruzzo armato e legno), ha durata poliennale e non presenta praticamente alcun problema di condensa, consentendo, quindi, di evitare la doppia copertura. Il maggiore costo rispetto al polietilene tradizionale è, dunque, ampiamente, compensato dai vantaggi agronomici ed economici che si riflettono positivamente sui bilanci economici oltre che sull’ambiente, in quanto si ha un minor consumo di materiale plastico di copertura.

4) Pacciamature biodegradabili. Mater-Bi. Lo smaltimento dei materiali plastici utilizzati in serra rappresenta un problema sia economico che ambientale. L’elevato costo dello smaltimento induce spesso, operatori senza scrupoli a praticare la bruciatura della plastica o l’abbandono in discariche abusive con gravissimo danno per l’ambiente e per il paesaggio, in una zona che oltre ad essere vocata per le colture in serra ha anche una notevole ambizione turistica. La piattaforme dimostrative hanno confermato come il Mater-Bi, utilizzato come materiale pacciamante, possa risolvere tale problema. Il materiale è completamente biodegradabile per cui, a fine campagna, può essere interrato trasformandosi in concime. Pur essendo più sottile delle plastiche tradizionali consente, comunque, di effettuare l’intera campagna svolgendo la funzione pacciamante senza problemi.

5) Protocolli di coltivazione biologica. Uno dei preconcetti sulle colture in serra è quello per cui si crede che, essendo colture intensive, si adoperino necessariamente ingenti quantità di prodotti antiparassitari. La piattaforma effettuata presso l’azienda Arte Bio, ha dimostrato ulteriormente come in serra si possa coltivare anche in regime di agricoltura biologica. La serra è, per definizione, un ambiente protetto, per cui è possibile, innanzi tutto, controllare gli attacchi di alcuni parassiti: le reti anti insetto impediscono l’ingresso di insetti parassiti e, soprattutto, di insetti vettori delle virosi; le malattie fungine possono essere controllate ricorrendo al tecniche di apertura e chiusura (anche manuale) delle serre e dosando l’irrigazione e la fertirrigazione. L’utilizzo di insetti pronubi, inoltre, permette di evitare l’uso di ormoni per l’impollinazione e obbliga l’imprenditore ad effettuare un attento uso degli insetticidi. Adottando, quindi, le buone pratiche agronomiche, è possibile fare coltivazioni biologiche anche in serra.

6) Prodotti trasformati innovativi. Innovazione di prodotto e di processo. La trasformazione dei prodotti rappresenta una alternativa di mercato per gli agricoltori in quanto li rende meno soggetti alle condizioni di prezzo imposte dai commercianti. Il prodotto agricolo fresco è deperibile per cui va venduto subito e questo lascia pochi margini di trattativa al produttore, soprattutto per quelli che, non potendo offrire grandi quantità di prodotto, hanno uno scarso potere contrattuale. Dove non basta neanche la qualità dei prodotti, può venire in aiuto la trasformazione: il prodotto, in tal caso ha una lunga scadenza e consente di muoversi meglio nei mercati e, inoltre, consente di realizzare un valore aggiunto all’interno dell’azienda. La trasformazione effettuata a cura dell’azienda Ottagono s.r.l. ha dimostrato come alcuni prodotti trasformati, con “ricette” elaborate nell’ambito della ricerca a suo tempo effettuata con il PRAI, siano oltremodo graditi al consumatore. Le numerose prove di assaggio e il panel test hanno consentito di confermare la qualità e l’appetibilità di certe salse, conserve e paté e, quindi, la validità e l’innovatività delle ricette che sono state elaborate. Le analisi di laboratorio e le osservazioni in itinere hanno confermato come la pratica della pastorizzazione sia necessaria per ottenere un prodotto sicuro e, nello stesso tempo, non alteri le caratteristiche organolettiche e nutritive del prodotto trasformato. Riguardo al packaging, infine, si è visto che tra le migliori soluzioni di confezionamento vi è sicuramente la boccetta in vetro da 200 grammi. Ciò sia per meglio rispondere alle esigenze dei consumatori sia perché tale formato consente di effettuare al meglio anche la pastorizzazione.

7) Divulgazione La divulgazione ha avuto lo scopo di presentare il progetto e, inoltre, di diffondere le innovazioni oltre i confini dei partner direttamente coinvolti. I convegni hanno consentito ad un notevole numero di partecipanti di acquisire direttamente le informazioni e di degustare i prodotti trasformati. I comunicati stampa hanno raggiunto un pubblico di diverse province siciliane, mentre la realizzazione del sito internet ha ulteriormente allargato i confini.

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